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La categoria come appartenenza: il caso della scuola e il sindacato docenti

La categoria come appartenenza: il caso della scuola e il sindacato docenti“Non capisco come faccia un docente a non essere iscritto a un sindacato!”:

è una riflessione che ho sentito spesso, in coda a varie assemblee e incontri. Eppure, è un’esigenza che evidentemente non tutti hanno, se è ben vero che il tasso di sindacalizzazione degli insegnanti statali è fermo al 60%, pur essendo in costante crescita da vari anni. Sì, perché, nonostante il sindacato risulti aver fama di ferrovecchio novecentesco, degno delle relazioni industriali del secolo scorso, esiste una paradossale, ma vedremo non tanto, controtendenza che fa accostare i docenti al sindacato, inteso quale erogatore di servizi piuttosto che come portatore di interessi professionali. Non a caso, negli ultimi anni è pressoché raddoppiata la richiesta di maggiore competenza nelle aspettative degli iscritti, anzi, per meglio dire, delle iscritte, visto che sono proprio le donne ad aver aderito maggiormente ai sindacati, a rappresentare più consciamente il proprio ruolo lavorativo (vedi Damiano, La difficile sfida).
 
Vale la pena di visualizzare cosa si intende per crescita della sindacalizzazione dei docenti. Nel 2001 risultava “sindacalizzato”, cioè iscritto con trattenuta mensile sullo stipendio, circa il 40 % dei docenti statali. Da allora il dato delle deleghe è inesorabilmente cresciuto, al punto che nel 2019 è arrivato a oltre il 60 %, con un incremento di più della metà. E l’aumento è sensibile anche, e in particolare, nell’ultimo triennio 2016/19, con più di 9 punti (dati Aran). Se poi consideriamo il mare magnum di sigle sindacali che popolano le vaste acque della scuola (quasi 200 sigle), dove la parte del leone la fanno i sei sindacati rappresentativi con ben il 93 % delle deleghe totali, possiamo dire che l’aumento delle iscrizioni ha toccato mediamente tutti, vecchi e nuovi, confederali e autonomi, e che è legato più al bisogno di servizi e consulenza che ad una adesione identitaria. Spirito dei tempi, si dirà, e al contempo riconversione ad ampio spettro dell’offerta sindacale verso una migliore personalizzazione.
 
Considerazione non gradevole, pur nella crescita, da parte di chi scrive dalle fila di un sindacato di categoria e non generalista, certamente l’unico nel panorama dei rappresentativi a raccogliere le iscrizioni dei soli docenti. E la questione fa ancora più riflettere, dal momento in cui le altre due figure del comparto scuola, gli Ata e i Dirigenti hanno ben più ampi margini di sindacalizzazione: potremmo, visto che quasi tutto il personale Ata risulta iscritto a un sindacato, paragonare a 1 il loro tasso di sindacalizzazione e addirittura per i Dirigenti a 2, in considerazione che spesso risultano iscritti a ben due sindacati, uno per continuità e uno per tutela assicurativa. Una progressione veramente geometrica, rispetto ai docenti: dal loro (quasi) 0.50 a 1, poi a 2.
 
Quindi, riassumiamo il trend degli ultimi anni: anche se sempre meno rispetto a quelle del personale Ata e Dirigente e nonostante un conclamato scetticismo nei confronti dei sindacati scuola, le iscrizioni dei docenti sono assai aumentate. Lo spirito dei tempi può interpretare questa contraddizione: ci si accosta a un sindacato per la personalizzazione dei servizi che offre, ma non si tiene in gran conto il profilo identitario e la possibilità di testimoniare un’appartenenza professionale. Appartenenza, ecco la parola che ci serve a illustrare il concetto di pantesseramento: se tutti i docenti fossero iscritti a un sindacato sarebbero più forti e tutelati come categoria, come fosse per loro una specie di Albo. Tuttavia, questa possibilità teorica contrasta con l’Etica dei principi, tipica dei sindacati generalisti: difendono i diritti ma trascurano i doveri deontologici e professionali. Solo in un’Etica della responsabilità è possibile regolamentare, anche con la dovuta severità, un “Ordine”, così come descritto nel mio articolo precedente su questo argomento (La tessera di categoria).
 
A questo punto, la conclusione è quasi sillogistica:
- Se ogni docente fosse iscritto a un sindacato, la categoria sarebbe più forte
- Se il sindacato fosse unito, egemone e competente, sarebbe un potente strumento per la categoria
- Se un docente volesse esprimere al meglio la propria appartenenza professionale, dovrebbe scegliere opportunamente un’associazione di soli docenti.

Dal sito di Centro Studi Gilda | 02 Febbraio 2020 | di Stefano Battilana 
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Stefano Battilana- Titolare di Filosofia presso il Liceo Artistico di Bologna, attualmente Coordinatore provinciale Gilda Insegnanti di Bologna, membro della Direzione Nazionale Gilda, con l’incarico di Responsabile RSU e rapporti con le SOA, è autore di altri articoli e contributi, qui in larga parte raccolti; prevalentemente di “filosofia sindacale”, genere divulgativo autoproclamato, spesso sotto lo pseudonimo di Montesquieu.
 

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